circa 800 500 nel pubblico, meno della metà rispetto agli over 30. A
confermare il divario intergenerazionale si rileva che, in Italia, gli over 65 hanno un reddito medio
superiore del 3% rispetto alla popolazione generale, mentre per la fascia di età tra i 66 e i 75 anni,
la differenza positiva sale al 12%. Al contrario, nella maggior parte dei paesi OCSE, come in
Germania e Regno Unito, questa differenza è negativa (-12% in media) e raggiunge, grazie a
politiche più equilibrate e redistributive tra anziani e giovani. Queste difficoltà - oltre a costringere
- influenzano direttamente il fenomeno
della "fuga dei cervelli": il 35% dei giovani è disposto a trasferirsi all'estero per cercare opportunità
lavorative migliori, e tra il 2011 e il 2021, circa 450.000 giovani hanno lasciato il Paese; nel 2023 il
60% di chi ha lasciato il paese è under 35.
Oltre alle questioni generazionali, in queste difficoltà si inseriscono anche le disuguaglianze di
genere, con le donne che affrontano infatti una doppia penalizzazione: un tasso di occupazione
-time di 23
punti percentuali, e un salario medio inferiore del 12,4%, con un divario che raggiunge il 20% tra
donne con figli. Questo fenomeno si riflette anche nella bassa partecipazione femminile nei settori
STEM, nonostante le donne ottengano risultati scolastici comparabili a quelli degli uomini, e nelle
iscrizioni alle facoltà STEMA, dove solo il 38% è donna. Tuttavia, come evidenziato, le competenze
STEM non sono più sufficienti, e i lavoratori di oggi devono saper integrare anche le nozioni e gli
approcci tipici della formazione umanistica.
Questo divario educativo alimenta la povertà e le difficoltà di inserimento delle donne nel mercato
del lavoro, evidenziando la necessità di affrontare le barriere strutturali che limitano l'accesso
delle donne alle opportunità occupazionali e formative, e avviando un radicale ripensamento delle
politiche per la conciliazione e la condivisione delle mansioni familiari e di cura che attualmente
gravano sulle madri. In particolare, la formazione terziaria gioca un ruolo fondamentale nel
contrastare la povertà: chi ha conseguito una laurea ha infatti un tasso di occupazione superiore di
18 punti rispetto ai coetanei diplomati che hanno deciso di non proseguire gli studi, ma anche un
reddito netto familiare più alto del 26% rispetto ad un diplomato. Al problema del divario
educativo si aggiunge quello della carenza di personale e del mismatch formativo, che nel 2023 ha
generato un costo stimato di 43,9 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL italiano. In particolare, i
settori STEM risultano i più colpiti, con un deficit annuo compreso tra 8.000 e 17.000 laureati. La
difficoltà di reperire personale qualificato ha interessato oltre il 45% delle assunzioni,
corrispondenti a quasi 2,5 milioni di posizioni, evidenziando la portata critica del disallineamento
tra domanda e offerta di competenze.
Nel Capitolo 2 analizziamo come, in tale contesto, stiano cambiando e siano già cambiate, le
preferenze e le esigenze di chi, oggi, il lavoro lo cerca o è alle prese con i primi contratti della
propria carriera. Difatti, la Generazione Z entra nel mercato del lavoro in un contesto complesso in
cui la pandemia ha accelerato nettamente una serie di trasformazioni già in atto facendo da
catalizzatore per la digitalizzazione e per il cambiato profondamente le modalità lavorative. Le
nuove tecnologie, come le piattaforme digitali e gli strumenti di cybersicurezza, sono infatti
diventate essenziali, e molte aziende hanno ripensato le modalità e gli spazi lavorativi, riducendo
la dipendenza dalle sedi fisiche. Da tali novità sono maturate nuove esigenze e preferenze sentite
dalla Gen Z, che possono essere riassunte come segue: la gestione autonoma della propria
organizzazione lavorativa e la conciliazione vita-lavoro; il riconoscersi nel lavoro e nella missione
aziendale; la possibilità di incidere e di crescere nella realtà lavorativa; la ricerca di mansioni