3.536 imprese agricole hanno partecipato alla quinta edizione di AGRIcoltura100, con una
distribuzione equilibrata per regioni, classi dimensionali e comparti produttivi. Continua a crescere
la partecipazione delle imprese, che nel 2020 erano 1.850.
Si è aperta, in tutti i paesi europei, una fase di riflessione sulle politiche di sostenibilità. Non si tratta
di rallentare la transizione verso fonti energetiche e modelli produttivi sostenibili: la sostenibilità è
un impegno irreversibile, determinato dalle esigenze primarie di riequilibrio ambientale e sociale del
nostro pianeta, che orienta gli stili di vita dei consumatori, le scelte degli investitori e le strategie
aziendali. I frequenti disastri climatici ci ricordano inoltre che l’Italia è il paese europeo più esposto
al dissesto idrogeologico, i cui impatti sono particolarmente rovinosi per l’agricoltura: il 73% delle
imprese da noi intervistate hanno subito danni da eventi naturali negli ultimi tre anni.
Il tema centrale è come rendere più realizzabili gli obiettivi della transizione, allineando gli interessi
dei soggetti coinvolti e generando opportunità positive per le imprese.
Nelle cinque edizioni del Rapporto, dal 2020 a oggi, abbiamo rilevato una continua crescita
dell’orientamento alla sostenibilità delle aziende agricole italiane. In base all’Indice AGRIcoltura100,
le imprese a livello alto o medio-alto di sostenibilità hanno raggiunto il 56,9% del totale: erano il
49,3% nel 2020 e la loro quota è aumentata in cinque anni di 7,6 punti percentuali.
Ciò che sospinge questo movimento è l’evidenza che l’impegno nella sostenibilità determina
forti vantaggi competitivi per le imprese.
In questa edizione abbiamo approfondito l’esame dei risultati economici aziendali, e verificato che
le imprese a sostenibilità elevata ottengono un alto indice di produttività (94.000 euro di fatturato
per addetto), quasi doppio di quello delle imprese a livello medio e base di sostenibilità. Molto simile
l’impatto sulla redditività: l’utile rilevato nelle imprese ad alto livello di sostenibilità è di 8.800 euro
per addetto, quello nelle imprese a livello medio e base è di 4.600 euro. Colpisce, infine, la
correlazione tra il livello di sostenibilità e la crescita delle imprese: in tutti gli indicatori considerati
– andamento del fatturato, della produzione, dell’occupazione – la quota delle imprese in crescita
nel segmento ad alto livello di sostenibilità è molto maggiore della media, e più che doppia di quella
delle imprese a livello di sostenibilità base o medio. Le aziende agricole stanno dunque
sperimentando una “sostenibilità sostenibile”, capace di premiare gli investimenti delle imprese con
risultati economici rilevanti.
La cultura d’impresa è il fattore critico di successo. Una novità di questa edizione è l’analisi
per profili di orientamento aziendale, elaborata considerando una serie di variabili descrittive delle
gerarchie di valore tra gli obiettivi delle imprese. Ne sono emersi cinque profili. Il profilo definito
Visione strategica è costituito dalle imprese (20,4% del totale) che integrano le politiche sociali e
ambientali nelle strategie di business, ponendosi obiettivi di sostenibilità oltre che di redditività e di
mercato. Queste ottengono i risultati di gran lunga migliori in tutte le aree della sostenibilità. Il 76%
delle imprese appartenenti a questo profilo raggiungono un livello generale di sostenibilità alto o
medio-alto: venti punti più della media. Gli altri profili hanno orientamenti diversi e raggiungono
livelli di sostenibilità più vicini alla media: i Pragmatici (14,1% del totale), fortemente orientati ai
risultati economici aziendali; i Moderati (48,7%), allineati ai valori medi tanto nella sostenibilità
quanto negli obiettivi economici e nell’innovazione; gli Idealisti (11,5%), per i quali la sostenibilità è
più che altro una scelta ideale, di valore etico, non condizionata dagli obiettivi aziendali. A questi
profili si aggiungono i Marginali (5,3%), con limitata visione imprenditoriale e scarso orientamento