UBS AG, Comunicato, 21 maggio 2025 Pagina 2 di 5
seguito da un’inflazione maggiore. Guardando ai prossimi cinque anni, la percentuale di coloro che temono
un grande conflitto geopolitico sale al 61%, mentre il 53% è preoccupato per una possibile recessione
globale causate da gravi dispute commerciali. Secondo il sondaggio, il 50% dei family office era preoccupato
per una crisi del debito, consapevole dei pericoli rappresentati dall'indebitamento pubblico.
Nonostante i timori, quando è stato condotto il sondaggio, il 59% dei family office prevedeva di mantenere
nel 2025 lo stesso livello di rischio in portafoglio del 2024, rimanendo fedeli ai propri obiettivi d’investimento.
Tuttavia, il 38% ha evidenziato la difficoltà nell’identificare una strategia efficace nella gestione dei rischi di
portafoglio, mentre il 29% ha sottolineato l'imprevedibilità degli asset di sicurezza a causa di fattori quali
l'instabilità delle correlazioni di mercato. Di conseguenza il 40% ritiene che il modo più efficace per
incrementare la diversificazione del portafoglio sia fare affidamento sulla selezione dei gestori e/o sulla
gestione attiva, seguito dagli hedge fund (31%). Quasi la stessa percentuale di intervistati sta aumentando
l'esposizione agli asset illiquidi (27%) e oltre un quarto (26%) sta utilizzando gli investimenti nel reddito fisso
di alta qualità e a breve durata. I metalli preziosi, utilizzati da quasi un quinto degli intervistati a livello globale
(19%), hanno registrato l'incremento maggiore rispetto all'anno precedente, con il 21% che anticipa un
aumento significativo o moderato della propria allocation nei prossimi cinque anni.
Spostamento dell’asset allocation verso i mercati liquidi
In un periodo di instabilità per il commercio e l'economia globale, si assiste a un ribilanciamento pluriennale
dell'asset allocation strategica. Alcuni family office stanno incrementando le loro esposizioni alle azioni e alle
obbligazioni dei mercati sviluppati, alla ricerca di opportunità liquide che consentano di ottenere una crescita
del capitale e un rendimento in un contesto volatile. Sono sempre più numerose le opportunità che offrono
accesso a trend di crescita secolari nei mercati azionari pubblici, che fino a pochi anni fa erano per lo più
limitati al private equity, spaziando dai titoli legati all'intelligenza artificiale generativa a quelli dei settori
dell'energia, delle risorse e della longevità.
Le allocazioni azionarie nei mercati sviluppati sono salite in media al 26% nel 2024 e i family office che
prevedono modifiche nel 2025 intendono incrementarle ulteriormente fino al 29%. Guardando ai prossimi
cinque anni, quasi la metà degli intervistati (46%) dei family office prevede un aumento significativo o
moderato della propria esposizione azionaria nei mercati sviluppati. Al contrario, meno di un quarto degli
intervistati (23%) intende fare lo stesso con le obbligazioni dei mercati sviluppati.
A seguito di un lungo periodo di rendimenti deludenti, durante il quale la crescita economica non si è tradotta
in rendimenti sui mercati azionari, i family office di Stati Uniti ed Europa sono più cauti nei confronti dei
mercati emergenti rispetto ai loro pari dell'Asia-Pacifico, dell'America Latina e del Medio Oriente. A livello
globale, nel 2024 i family office hanno allocato solo il 4% in azioni e il 3% in obbligazioni dei mercati in via di
sviluppo, ma ritengono che le maggiori opportunità nei prossimi dodici mesi si presenteranno in India e Cina.
Per quanto riguarda le barriere agli investimenti in queste regioni, le preoccupazioni geopolitiche sono state
citate con maggiore frequenza (56%), insieme all'incertezza politica e/o al rischio di default sovrano (55%).
Tuttavia, anche la svalutazione della moneta e/o l'inflazione (48%) e l'incertezza giuridica/la mancanza di
regolamentazione (51%) si sono rivelate deterrenti quasi altrettanto importanti.
Mentre i family office stanno riducendo leggermente l'esposizione ai private equity, gli investimenti sui
mercati privati sono rimasti relativamente elevati nel 2024, attestandosi al 21%. Tuttavia, coloro che
intendono apportare modifiche agli investimenti nel 2025 prevedono di ridurre tale quota al 18% – con le
riduzioni principalmente guidate da investimenti diretti – poiché la debolezza dei mercati dei capitali e il
rallentamento dell'attività di acquisizione frenano le exit in portafoglio, mentre l'aumento dei tassi rende il
finanziamento più costoso.